Il quadro macroeconomico globale continua a suggerire una fase di rallentamento per il 2020 che non sfocerà in una fase di ampia recessione solo grazie a una politica monetaria accomodante, necessaria e facilitata da aspettative di inflazione che rimangono saldamente stabili, in particolare in Europa. In questo scenario, il ruolo delle banche centrali resta chiave e continuerà a influire sulle scelte di investimento anche nel 2020.
Il 2019 delle banche centrali si è chiuso questa settimana con le ultime riunioni (il 10-11 dicembre la Fed e il 12 dicembre la Bce) senza nessuna manovra sui tassi di interesse che dovrebbero rimanere bassi ancora a lungo. Per il nuovo anno ci sarà da tenere in considerazione un’altra variabile: l’avvio di politiche fiscali accomodanti, in particolare in Europa.

Politica monetaria e politica fiscale diventano due fattori chiave nelle scelte di portafoglio e, secondo l’analisi di Amundi, sono un tema che diventerà cruciale a partire dal 2020. Per i gestori di Amundi il percorso per gli investitori potrebbe essere non lineare il prossimo anno. In particolare, nel breve periodo, le aspettative del mercato per le azioni di politica monetaria sono troppo elevate e dovranno essere aggiustate nel corso dell’anno. A risentirne sarà il mercato obbligazionario dove la volatilità è attesa in crescita, con una risalita dei rendimenti governativi dai livelli minimi mentre sul fronte azionario ci sarà un aggiustamento delle valutazioni in alcuni settori azionari difensivi che al momento sono troppo costosi.

La dipendenza dei mercati dalle politiche monetarie continuerà anche nel 2020 secondo l’analisi di Candriam e la ragione è una sola: i rendimenti. La media di performance 2019 di tutte le asset class è vicina al 9% e un risultato così buono non si vedeva dal 2012. Il dato di rendimento è ancora più sorprendente perché è stato ottenuto in uno scenario di generale rallentamento dell’economia, di tensioni commerciali e di una probabile recessione del settore manifatturiero. Secondo l’analisi di Candriam il sostegno delle banche centrali che è stato importante dalla crisi finanziaria del 2008 in poi non verrà meno proprio adesso e la tendenza al taglio dei tassi sta diventando generalizzata: la FED è ritornata sul sentieri dei tagli, la BCE non ha mai cambiato idea a riguardo e nel mondo sono tante le banche centrali che hanno preso questa strada (Cina, Svizzera, Russia, Australia, Nuova Zelanda, Messico, Brasile, Indonesia, Turchia, e Sudafrica).

IDEE DI INVESTIMENTO

Le manovre di taglio dei tassi da parte delle banche centrali ha lo scopo di controllare l’inflazione. Al momento i livelli dell’inflazione sono ben al di sotto delle attese delle banche centrali che si sono trovate a gestire fenomeni di deflazione e in uno scenario che ha replicato l’economia del Giappone, il Paese dell’eterna deflazione, in diverse parti del mondo, Europa in testa. Secondo il consensus dei gestori, adesso le munizioni in mano alle banche centrali sono scarse e la politica monetaria dovrebbe reinventarsi ripensando gli obiettivi di inflazione. Una strada potrebbe essere quella di integrare la sostenibilità e il finanziamento di azioni ESG tra le proprie attività. La sfida per le banche centrali nel 2020 è, dunque, ripensare la loro attività in un contesto in cui, secondo l’analisi di Hermes Investment Management, la profittabilità obbligazionaria è sotto pressione dati i bassi tassi di interesse.

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Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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