Come se non bastasse il Coronavirus, il mercato sta fronteggiando in questi giorni un’altra battaglia che vede al centro il prezzo del petrolio. Il 9 marzo 2020 infatti non sarà ricordato solo come il lunedì più nero dei mercati da 12 anni a questa parte, ma anche come l’inizio della guerra dei prezzi dell’Arabia Saudita con la Russia che ha fatto crollare le quotazioni del petrolio ai minimi dal 1991. Un passo indietro ai tempi della Guerra del Golfo.

La crisi si può sintetizzare in tre punti:

  • La guerra sui prezzi vede l’Arabia Saudita impegnata a portare avanti un vecchio progetto: fare in modo che i produttori che fanno fatica a contenere il prezzo del greggio siano esclusi dal mercato. Il primo obiettivo sono gli Stati Uniti.
  • Per raggiungere l’obiettivo l’Arabia Saudita ha provocato un choc sul mercato del petrolio aumentando la produzione di 2,6 milioni di barili al giorno. Questo ha mandato in tilt domanda e offerta provocando una forte correzione al ribasso del greggio perché oggi i consumi sono crollati a causa del Coronavirus.
  • La Russia ha risposto prima con durezza e poi aprendo a una possibile trattativa su tagli di produzione nell’ambito dell’Opec Plus. Anche gli Stati Uniti hanno risposto in maniera accomodante cancellando la vendita di riserve petrolifere shale oil che era stata annunciata a fine febbraio.

La strada della trattativa, soprattutto in questa fase del mercato azionario, sembra la più probabile ed è stata al centro di una conversazione telefonica fra Donald Trump e il principe ereditario saudita Mohammad Bin Salman. Il crollo del prezzo del greggio è per tutti un ciclone distruttivo simile a una guerra con danni all’economia e alle finanze pubbliche di Stati, multinazionali, società finanziarie e banche oltre che per gli investitori di tutto il mondo. Il nodo è la produzione di shale oil americana che è stata la causa delle resistenze della Russia anche a causa delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti. A soffrire di più in questa fase sono i grandi gruppi petroliferi e i Paesi produttori che basano molto del loro bilancio statale sul greggio (Argentina, Angola, Brasile, Colombia, Iran, Iraq, Messico, Nigeria, Messico, Iran e Iraq) mentre, secondo Bny Mellon, i paesi importatori saranno avvantaggiati: per ogni 10 dollari di calo c’è un trasferimento dello 0,3% del Pil globale dai produttori ai consumatori.

IDEE DI INVESTIMENTO

Il prezzo del petrolio è una variabile economica da tenere sempre in considerazione nella costruzione di un portafoglio ben diversificato. Secondo Jp Morgan l’Arabia Saudita non potrà sostenere il braccio di ferro a lungo e gli analisti sono concordi nel prevedere un calo della domanda di greggio nel 2020: Goldman Sachs vede una perdita di 2,1 milioni di barili nella domanda globale nel primo semestre 2020 e ipotizza un prezzo di 45 dollari al barile, mentre Morgan Stanley ha stimato una crescita della domanda petrolifera cinese pari a zero nel 2020 anche a causa del virus riducendo le stime sul prezzo del barile a 50 dollari nel secondo trimestre 2020. Secondo l’analisi dei gestori di AcomeA Sgr l’effetto combinato di Coronavirus e calo del greggio può dare impulso a interventi di sostegno all’economia da parte delle banche centrali – la Fed ha già dato prova di questo – e potrebbe essere l’occasione per alcuni Governi di varare importanti manovre fiscali.

In questa fase di mercato è bene riconsiderare la propria asset allocation sempre in coerenza con gli obiettivi e la durata dell’investimento.

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

 

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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