Il miliardario americano Warren Buffett preferisce investire in azioni rispetto ai  bond, anche se il rally di Wall Street negli ultimi anni ha reso difficile trovare oggi titoli in saldo. L’attenuazione delle ansie politiche ed il rafforzamento della crescita economica in Europa, invece, hanno contribuito all’avanzamento dei mercati azionari globali nel primo semestre del 2017. Passate le vacanze estive, adesso si apre il quadrimestre finale di un anno che, se si guarda ai listini azionari, è da incorniciare. Proprio per questo, per i gestori, occorre prudenza in questa ultima parte del 2017.

Il momento è propizio per un check-up del portafoglio di investimento analizzando quali sono i temi chiave che attendono i mercati da qui a dicembre. «A nostro giudizio, utili societari e generazione di cash flow saranno i fattori più importanti per i rendimenti azionari in futuro» si legge nell’analisi dirmata da Cindy Sweeting, Director di Portfolio Management, Templeton Global Equity Group e Tony Docal, Deputy Director di Research Templeton Global Equity Group. «Riteniamo che la politica delle banche centrali continuerà a richiedere l’attenzione dei mercati nel secondo semestre dell’anno e pensiamo che gli investitori debbano essere pronti ad un aumento della volatilità dopo un periodo insolitamente tranquillo per i mercati finanziari globali».

La variabile in più di cui tenere conto adesso è un nuovo rischio politico globale che non viene dalle elezioni, ma della minaccia rappresentata dalla Corea del Nord e dai test nucleari che è sotto l’attenzione dell’ONU. Secondo l’analisi di Keith Wade, Chief Economist and Strategist di Schroders, il rischio di una guerra nucleare con gli Stati Uniti esiste, anche se è più probabile che la tensione tra Cina e America continui su fronte della guerra commerciale che è già cominciata ed è fortemente voluta da Donald Trump. I timori di un braccio di ferro commerciale tra Cina e Usa, anche a causa della Corea del Nord, secondo l’analisi di Schroders, potrebbe spingere il presidente Trump a imporre il pagamento del 40% sulle importazioni cinesi nel quarto trimestre di quest’anno. La Cina potrebbe rispondere ripagando Trump con la stessa moneta ingessando l’economia mondiale, indebolendo la crescita e facendo schizzare all’insù l’inflazione.

IDEE DI INVESTIMENTO

Ecco cosa aspettarsi in Europa, Usa e mercati emergenti secondo l’analisi di Templeton, Schroders, Pictet, Dorval, Columbia Threadneedle Investments e Intermonte advisory e gestione.

Il ritorno e la conferma della crescita in Europa

Negli ultimi sei mesi, la crescita economica positiva, la politica monetaria favorevole e le elezioni francesi che hanno portato al consolidamento del potere del neoeletto Presidente francese Emmanuel Macron sono fattori positivi per il mercato azionario. I piani di allentamento delle leggi sul lavoro e di taglio di imposte di Macron sono già stati scontati dalle Borse europee, quello che spinge i rendimenti adesso è la ripresa dell’economia dell’area euro che sta entrando in un ciclo di crescita pluriennale, secondo l’analisi di Templeton. Nel corso dell’ultimo anno, la crescita del PIL europeo ha infatti superato quella statunitense e gli utili societari sono in aumento. Resta l’incertezza legata alla Brexit e la conseguente discesa della sterlina rendono appetibile l’investimento sulla Borsa di Londra: le valutazioni della media delle società racchiuse nell’indice FTSE 100 è la più bassa degli ultimi 15 anni rispetto al resto del mondo, ma le potenzialità di crescita sono elevate perché oltre il 70% del fatturato delle medesime società è fatto all’estero e beneficia della discesa della sterlina.

Aumenta l’incertezza negli Stati Uniti

Dopo quasi otto anni di stimoli da parte della Fed, le azioni statunitensi stanno segnando il secondo periodo di rialzo più lungo dopo la seconda Guerra Mondiale. L’indice S&P 500 ha più che triplicato il proprio valore dai minimi di marzo 2009 e gli utili operativi delle società che lo compongono sono raddoppiati a circa 1000 miliardi di dollari. Per i gestori le valutazioni delle azioni statunitensi non sono più a buon mercato e non rispecchiano adeguatamente i rischi politici anche se restano interessanti comparti come quello tecnologico, finanziario e della salute e lo stile growth è il migliore da inizio anno. “La volatilità è costantemente scesa nel 2017 e qualsiasi perturbazione di questo trend è stata immediatamente e completamente stroncata. Adesso la situazione sta cambiando e l’attuale mercato azionario richiede solide capacità di selezione dei titoli, per distinguere vincenti e perdenti” scrivono nell’analisi del mercato Amit Kumar e Ashish Kochar, gestori azionario USA di Columbia Threadneedle Investments.

 

I mercati emergenti restano un’opportunità

Sui mercati emergenti le valutazioni sono interessanti, ma la debolezza del ciclo tecnologico asiatico e il rallentamento dell’economia cinese, potrebbero incidere negativamente sui rendimenti del mercato azionario delle aree in via di sviluppo. L’unica novità per l’indice MSCI emerging markets nel 2017 è stata proprio l‘ingresso della Cina nel paniere usato come parametro di riferimento dai gestori. “L’economia cinese sembra però aver ripreso slancio alla vigilia del congresso del Partito Comunista atteso il 18 ottobre” ha detto Massimo Saitta, direttore investimenti di Intermonte Advisory e Gestione che sottolinea come un approccio più selettivo su questi mercati sia d’obbligo adesso. Una flessione dei prezzi delle materie prime, infatti, e una contrazione della liquidità in dollari statunitensi, a fronte della riduzione del bilancio da parte della Fed, sono due rischi che potrebbero ripercuotersi negativamente sulle azioni dei mercati emergenti.

Dallo scenario macro si possono trarre queste considerazioni di portafoglio:

  • In questa fase di mercato sono favoriti i titoli finanziari la cui ripresa può essere cavalcata con un fondo azionario specializzato sul settore finanziario che non guardino solo all’area euro, ma anche allo scenario nuovo della deregulation americana.
  • Le small cap continuano a performare meglio della Big cap e, anche in questo casola vittoria in Borsa delle piccole società contro le grandi non è un trend solo europeo.
  • In Italia le small cap hanno avuto una spinta in più dalla nascita del mercato dei PIR che vale oramai oltre 5 miliardi di euro e rappresenta una valida alternativa per chi ha un obiettivo di investimento di lungo periodo (minimo 5 anni).

Per capire come investire visita il sito di Online SIM.

Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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